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L'eccidio di Torlano
    Ha un senso ricordare.
Ha un senso ricordare soprattutto per i giovani.
Non già per sottrarli alla osservazione attenta del loro tempo, ma per dare loro la consapevolezza che i fatti del passato sono profondamente legati al presente.
E' stato giustamente detto che chi non ricorda il passato è destinato a riviverlo.
Il prossimo 25 agosto ricorre il settantatresimo anniversario dell'eccidio di Torlano
Esiste un libro che lo ricorda ai giovani .
Si intitola "L'eccidio di Torlano. Una famiglia contadina nelle storia rurale del Veneto Orientale tra le due guerre" ( nuova dimensione ,1998.)
Vi si narra la tragica vicenda di Torlano di Nimis: il massacro di 33 persone da parte dei nazifasciscisti nel Friuli nord-orientale
Tra queste vittime, nove membri di un unico nucleo familiare, i De Bortoli, tra cui 5 bambini, poveri mezzadri portogruaresi cacciati dalla terra della Bassa portogruarese, costretti ad emigrare in Friuli nel 1936 come braccianti e poveri sottani.
La strage di Torlano è tra le carte processuali rimaste per anni chiuse a Roma nel famoso " armadio della vergogna"
Ciò impedì al boia di Colonia, il principale assassino , di essere processato e gli consentì di morire impunito nel suo letto. Rimasero impuniti anche i collaboratori fascisti.
Conoscere questi eventi può consentire ai giovani del nostro tempo di non cadere nell'equivoco inquietante di pensare che fascismo ed antifascimo siano la stessa cosa, come purtroppo anche oggi si sente dire.
Conoscere questi eventi e coltivarne la memoria significa essere consapevoli che le vittime del fascismo sono state molto numerose, anche nel nostro territorio, che la democrazia conquistata dalla Resistenza è uin bene prezioso , ma fragile, un bene limitato, forse, ma quanto di meglio gli uomini abbiano finora realizzato.
Imelde Rosa Pellegrini
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