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Agosto 1944
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Rimanga viva la memoria del presidente partigiano, Sandro Pertini.
    Il 25 settembre 1896 nasceva, a San Giovanni di Stella, Sandro Pertini che il fascismo onorò con una fedina penale degna del più famoso bandito di Chicago, John Dillinger. Sandro era il quarto dei cinque fratelli rimasti vivi. La madre ne aveva generati ben 13. Soldato nella “grande guerra”, ottenne la medaglia d’argento al valor militare, nel 1917.
Si iscrisse al Partito Socialista nel 1924 e non nascose in nessuna occasione la sua ostilità al fascismo. Il suo studio di avvocato, a Savona, fu devastato più volte, in un’occasione fu picchiato perché indossava una cravatta rossa e ancora picchiato per aver deposto una corona d’alloro alla memoria di Giacomo Matteotti.
Nel maggio del 1925 venne arrestato per aver distribuito un opuscolo antifascista clandestino, stampato a sue spese. Nel ‘26 l’attentato a Mussolini da parte del quindicenne Anteo Zamboni fallì. Anteo fu linciato dai fascisti. A Pertini, dopo un comizio tenuto nell’ottobre dello stesso anno, fu spezzato il braccio destro.
Nel dicembre, in applicazione delle leggi eccezionali “fascistissime”, in qualità di avversario irriducibile, venne condannato al massimo della pena, confino di polizia per cinque anni. Per sottrarsi alla condanna fuggì in esilio in Francia. A Nizza si mantenne facendo il manovale, il muratore e persino la comparsa cinematografica. Rientrato clandestinamente in Italia nel 1929, fu riconosciuto da una camicia nera di Savona, arrestato e processato.
Mentre si pronunciava la sentenza si alzò gridando: «Abbasso il fascismo! Viva il socialismo!» Cominciò l’odissea nelle carceri dove era trattato come un pericolosissimo criminale. Qui la sua salute si incrinò. In un primo tempo conobbe il carcere dell’isola di Santo Stefano, fu poi trasferito a Turi e nel ‘31 al sanatorio giudiziario di Pianosa. Fu in questa occasione che la madre chiese per lui la grazia. Della lettera alla madre presenteremo un piccolo estratto.

“Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna - quale smarrimento ti ha sorpresa, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza?””

 L’odissea nelle carceri non era ancora finita. Nel settembre del ‘35 Pertini, come confinato politico, fu trasferito a Ponza. La sua condanna si sarebbe conclusa nel 1940, ma giudicato: “elemento pericolosissimo per l'ordine nazionale” venne riassegnato al confino per altri cinque anni, questa volta a Ventotene. Alla caduta del regime riprese le sue peregrinazioni, sempre braccato come un criminale. A Roma, nell’ottobre del ’43, fu catturato dalle SS e condannato a morte.
Riuscì a evadere dal carcere di Regina Coeli con l’aiuto dei partigiani della Brigata Matteotti. Sempre in movimento, operò a Roma, in Toscana, in Val d’Aosta, in Lombardia meritandosi una medaglia d’oro al valor militare. Nel ‘45 era Milano dove partecipò all’organizzazione dell’insurrezione e della liberazione della città e dove votò la condanna a morte del duce con queste motivazioni:

“Mussolini, mentre giallo di livore e di paura tentava di varcare la frontiera svizzera, è stato arrestato. Egli dovrà essere consegnato ad un tribunale del popolo, perché lo giudichi per direttissima. E per tutte le vittime del fascismo e per il popolo italiano dal fascismo gettato in tanta rovina egli dovrà essere e sarà giustiziato. Questo noi vogliamo, nonostante che pensiamo che per quest'uomo il plotone di esecuzione sia troppo onore. Egli meriterebbe di essere ucciso come un cane tignoso.”

Della sua importante presenza politica dopo il ‘45 non tratteremo qui. Ci piace però ricordare un gioioso evento. Nel ‘46 Pertini, il partigiano “Sandro”, sposò la bellissima staffetta partigiana Carla Voltolina che tutti ricordiamo, quando cullava fra le braccia l’urna con le sue ceneri.
Delle molte cose che Sandro Pertini ci ha detto, questa ci sembra la più adatta ai tempi: “Se non vuoi mai smarrire la strada giusta resta sempre a fianco della classe lavoratrice nei giorni di sole e nei giorni di tempesta.”
Grazia Liverani, presidente della sezione Dino Moro, ANPI Portogruaro.
--- 2016 ---
 
 
 
 
 

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