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Agosto 1944
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Auschwitz, una memoria doverosa.
Come è noto ai più, il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa entrò nel campo di sterminio di Auschwitz.
Ricordare la liberazione degli ultimi 7000 internati fa parte dei doveri umani imprescindibili. Vi furono massacrati circa 960.000 ebrei, 74.000 polacchi, 21 mila rom, 15.000 prigionieri di guerra sovietici e 10.000 persone di altre nazionalità.
Richiamare al dovere della memoria è un atto incontestabile. Anche la memoria più sacra però, non si sottrae alla profanazione.
Il giornale “Il Fatto Quotidiano”, in un articolo comparso il 1 febbraio del 2014, dà conto della seguente dichiarazione: “Siamo vittime, discriminate e perseguitate come gli ebrei nella Germania nazista, i cristiani dell’Iraq, gli schiavi del socialismo del XXI secolo.” La dichiarazione è stata rilasciata da avvocati, figli e familiari dei dittatori e dei militari golpisti di Argentina, Cile, Perù, Colombia, Uruguay e Venezuela. Ad esclusione del dittatore di quest’ultimo paese la cui azione si è conclusa negli anni ‘50, i dittatori di Argentina, Cile, Perù, Colombia e Uruguay furono supportati dall’Operazione Condor che aveva come ispiratori la C.I.A. e l’amministrazione nordamericana.
Alla profanazione della memoria si deve rispondere con la memoria. In Argentina, Jorge Rafael Videla, presidente golpista dal 29 marzo 1976 al 28 marzo 1981, è stato processato e condannato per la “scomparsa” di circa 30.000 oppositori. In Cile, Augusto Pinochet, che aveva preso il potere con la forza delle armi l’11 settembre 1973, “vanta” 40.000 vittime e circa 600.000 sequestri.
In Perù, Alberto Fujimori, al potere tra il 1990 e il 2000, supervisionò la campagna di pianificazione familiare nel corso della quale 300.000 donne indigene furono sterilizzate a forza. In Colombia, il presidente Àlvaro Uribe Vélez, al potere dal 2002 al 2010, con i suoi tagli alle spese sociali, aumentò di circa 300.000 unità i bambini esclusi dall’educazione elementare e ridusse al 5% il numero dei giovani in grado di accedere economicamente all’istruzione superiore.
Il 18 novembre 2009, dieci organizzazioni non governative lo hanno denunciato per 889 casi documentati di tortura, 502 dei quali conclusi con la morte della vittima. Juan Maria Bordaberry, dittatore in Uruguay dal 1973 al 1976, destinava la metà del bilancio dello stato per finanziare i militari contro i Tupamaros, che, se catturati, venivano stipati nelle carceri in condizioni disumane.
Qui si chiude l’elenco. Gli avvocati e i parenti di tutti costoro non sanno cosa sia la vergogna nel dichiararsi vittime e nel paragonarsi alle vittime del nazismo. A noi che crediamo fermamente nella democrazia che, seppure imperfetta, è sempre perfettibile in piena coscienza e libertà, oltre al dovere di ravvivare la memoria di quanti ci stanno attorno, abbiamo anche quello di denunciare coloro che, approfittando della distanza nel tempo, si servono persino della sofferenza degli altri per nascondere la loro vergogna.
Nel ricordare questo tragico passato non possiamo permetterci neppure di dimenticare che l’Italia fascista, tra il 29 giugno del 1938 e il 13 luglio del 1939, emanò ben nove, tra dichiarazioni, documenti, atti legislativi, per discriminare gli ebrei. Riguardavano l’espulsione degli ebrei dalla scuola. Il decreto venne ulteriormente aggravato con un’integrazione successiva.
Riguardavano l’espulsione degli ebrei stranieri, la salvaguardia della razza italiana (ci sia consentito un fremito di sgomento nel vederci paragonati a una razza bovina di pregio), l’esercizio delle professioni, i testamenti e gli assi ereditari, il controllo sui cognomi.
A questi si aggiungano l’istituzione di scuole elementari separate per ebrei, per i quali, ricordiamo, era preclusa ogni istruzione superiore e ben due pronunciamenti del Gran consiglio del Partito Fascista.
Il destino tragico degli italiani di origine israelita era segnato.
Testo di Grazia Liverani
--- 2016 ---
 
 
 
 
 

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