Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
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Agosto 1944
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Comunicazioni:
ONDA ANOMALA
L’egoismo, il razzismo e i povericristi del Mediterraneo
di Sergio Amurri *
     Matteo Salvini, come sempre impegnatissimo (a parole) sul tema della emergenza migranti, si è accorto che i clandestini continuano a sbarcare sulle coste della Puglia o a Lampedusa ed è necessario intervenire al più presto prima che la situazione degeneri:
"Migliaia i clandestini già sbarcati - ha detto - e siamo appena a maggio, è inaccettabile! Abbiamo scritto al Presidente Draghi e ai Ministeri della Salute e degli Interni. Oltre a controllare chi arriva in aereo dai Paesi a rischio, tra Covid e varianti, è doveroso anche bloccare barchini e barconi per rispetto degli Italiani, dei loro sacrifici, della loro salute, della loro sicurezza. Io, da Ministro dell’Interno e da Vicepresidente del Consiglio, in un anno ho ridotto delll’80% gli sbarchi eppure sto subendo due processi per aver difeso i confini nazionali".
Il verbo leghista recita: meno partenze, meno morti. Ma qual è la verità? Oltre duemila persone sbarcate in 24 ore e due navi-quarantena per cercare di alleggerire la pressione degli sbarchi. Questa, la situazione al momento sull’isola di Lampedusa, alle prese con la prima vera grande emergenza-immigrazione del 2021. Nel solo mese di maggio, sulla più grande delle Isole Pelagie, si sono verificati decine e decine di sbarchi: grandi barconi che hanno lasciato le sponde del Nordafrica per viaggiare verso l’Europa, ma anche piccole imbarcazioni alla deriva.
Gli ultimi hanno portato sull’isola un altro migliaio di persone. All’interno dell’hotspot di Contrada Imbriàcola, la situazione è al collasso, con oltre duemila persone, mentre la prefettura di Agrigento studia un piano di trasferimenti che vede coinvolti il traghetto di linea Sansovino a Porto Empedocle e le due navi-quarantena Splendid e Azzurra a Lampedusa. Questo per dire che noi dell’A.N.P.I. non vogliamo polemizzare, ma, semmai, provare a capire le ragioni del disagio. Forse, per gestire questioni così delicate, sarebbe logico allestire un sistema di registrazione centralizzato delle domande d’asilo a livello di Unione Europea, considerando ciascun richiedente asilo come un Essere Umano che cerca riparo nell'intera Europa, non nel singolo Stato UE. Migrazioni, le chiamano.
Da decenni, i flussi sono al centro del dibattito politico. Eppure, da un anno a questa parte, le testate giornalistiche, radiofoniche e televisive sembrano concepire soltanto Covid19, pandemia, vaccini… Giusto. Ma forse sarebbe etico chiedersi che cosa possa aver comportato il Virus per i migranti.
Come si può far finta di non pensare a un problema umanitario di tale portata? Il “Dossier Statistico Immigrazione”
 (https://www.dossierimmigrazione.it/), cioè il sito web che, attraverso il “Centro Studi e Ricerche IDOS”, presenta e rende fruibile la propria produzione scientifica ed editoriale e il proprio impegno d’informazione e comunicazione sulle migrazioni, dimostrando che, dopo decenni, il numero di immigrati residenti in Italia è diminuito.
Si parla di circa 100 mila unità in meno nel 2020 rispetto al 2019, confermando l’evoluzione in atto, in quanto si è accentuata la diminuzione degli stranieri in Italia e in Europa, calo causato dalla crisi occupazionale che ha determinato un forte ribasso della domanda di lavoro. Intanto, le misure restrittive imposte dalla pandemia hanno congelato la mobilità e portato le imprese al fallimento.
Uno studio di Alessio D’Angelo
 [https://www.nottingham.ac.uk/sociology/people/alessio.dangelo, Professore Associato c/o la Facoltà di Sociologia dell’Università di Nottingham, membro del IcPSP - Centro internazionale di Sociologia e Scienze Politiche, School of Sociology and Social Policy, e del ICEMiC - Centro culturale rivolto alla tutela delle Identità, della Cittadinanza, dell’Uguaglianza e della Migrazione, Identities, Citizenship, Equalities and Migration Centre] ha provato che il COVID-19 ha aggravato le disfunzioni e le insufficienze del sistema organizzativo europeo in merito alle migrazioni economiche e ai diritti dei migranti.
L’analisi ha, oltretutto, evidenziato che circa il 30% - 40% dei migranti è impiegato in settori essenziali, come Agricoltura, Sanità, Assistenza. La conseguenza immediata? L’insorgere di criticità dovute alla carenza di manodopera. In particolare, nella produzione agricola: circa il 20% dei lavoratori di questo comparto è costituito da stranieri.
I migranti, infatti, pur operando in condizioni lavorative precarie [si prendano in considerazione, in tal caso, gli orari di lavoro e le basse retribuzioni, rilevati anche su https://eurispes.eu/marco-omizzolo], rappresentano una componente essenziale che, venendo a mancare a causa del COVID, ha reso più complessa la risoluzione della crisi del settore primario dell’economia.
In sostanza, gli effetti del Covid19 confermano che una parte significativa della popolazione italiana ed europea (gli immigrati, di solito sfruttati, talvolta poco integrati e per nulla, o in modo non adeguato, tutelati dalle Istituzioni) rappresenta una risorsa fondamentale del nostro tessuto economico-sociale. E questo valga anche per chi sostiene il contrario, come fa l’ipocrita capo-bastone populista di cui sopra. Ogni anno migliaia di uomini, donne, bambini partono, nel tentativo disperato di raggiungere l’Europa.
Lo fanno per tanti motivi: fuggono dalla povertà, dalla persecuzione, dalla violazione dei diritti umani, dalla guerra. Finché le cause profonde di queste migrazioni forzate non saranno affrontate, i Paesi più ricchi non potranno esimersi dall’accoglierli e dal cercare di integrarli nel migliore dei modi. E non è un problema solo europeo: nel mondo, oltre 80 milioni di persone sono costrette a fuggire.
Secondo Amnesty International, in molti Stati la pandemia ha peggiorato la già precaria situazione dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti, in alcuni casi intrappolandoli in squallidi campi, escludendoli da servizi essenziali o lasciandoli abbandonati a loro stessi a causa del rafforzamento dei controlli di frontiera. È inevitabile, quindi, che i flussi migratori riprendano. Le organizzazioni internazionali hanno già pubblicato dei protocolli sanitari con l’obiettivo di proteggere sia la salute dei migranti sia quella della comunità ospitante.
L’accesso tempestivo alla diagnosi e alla cura delle malattie, anche a prescindere dallo status giuridico, è indispensabile. I dati del 2020 mostrano come l’infezione da SARS-CoV-2 abbia colpito in modo più penalizzante gli stranieri, a causa delle precarie condizioni di vita e delle barriere di accesso all’assistenza sanitaria. Diagnosi meno tempestive, con ritardi anche di settimane, hanno portato a una maggiore incidenza di ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva, soprattutto per coloro che sono meno integrati e provengono da Paesi poveri.
La dinamica demografica pubblicata dall’ISTAT mostra a fine 2020 un calo della popolazione italiana di 384 mila unità rispetto all’inizio dell’anno. La tendenza al calo demografico, allarmante fin dal 2015, è stata amplificata dalla pandemia. Tra le cause principali, insieme al minimo storico di nascite e al massimo storico di decessi dal secondo dopoguerra, si trova una notevole riduzione dei movimenti migratori.
Adesso, la ripresa degli arrivi è iniziata ed è destinata a incrementarsi, quindi in questo periodo di lotta alla pandemia è ancora più importante affrontare l’emergenza-sbarchi senza inutili chiacchiere, accantonando il consueto battage della propaganda razzista, seguendo piuttosto i protocolli per la salute e favorendo la regolarizzazione e l’integrazione nel Bel Paese di chiunque sia in difficoltà. Adesso conviene, anche ai più egoisti.

*[Presidente A.N.P.I. - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia - Sezione “Dino Moro” di Portogruaro]
 
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